BRUNO PANEBARCO

FEDELI ALLA ROBA

ROMANZO DI UN NAUFRAGIO GENERAZIONALE

 

 

 

A chi di voi non è capitato, almeno una volta, di leggere un libro per sentito dire oppure perché un amico ne ha parlato bene?
Molti di voi diranno “a me non è mai capitato!”, beh questo perché ormai leggere è considerata solo una perdita di tempo e siccome tempo è denaro, perché sprecarlo?
A me invece piace spendere e, su un consiglio di una mia amica, ho cominciato a leggere un libro che già dalle prime pagine mi ha come rapita, tanto che non riuscivo più a fermarmi.
Immaginatevi un uomo, ormai quarantenne, che inizia a raccontare la storia “La strada, alla fine d questi anni ’90, si presenta in salita e piena di ostacoli per tutti quelli che, tra gli anni ’70 e ’80, erano giovani in corsa dietro treni di sogni floreali, ideali sinistroidi e destroidi, progetti strambi, idee nebulose, con una grande confusione in testa e un invadente autolesionismo suicida. La mia è una generazione di sopravissuti e me ne rendo conto.”
E così comincia questo mini capolavoro che in 258 pagine racconta l’esperienze di un ragazzo che col passare del tempo è diventato un uomo, vivendo tutto ciò che c’era da vivere.
Tra il 1974-75 davanti a Bruno compare un dubbio, o come lo chiama lui “il bivio della scelta”: “simpatizzare per Lotta Continua o andare ai concerti dei gruppi del momento e ai primi raduni hippy”.
Bruno, ovviamente come maggior parte dei ragazzi, scelse la strada dei concerti (di artisti come Rolling Stones, Bob Marley, David Bowie) e dei raduni e questo lo porto a girare, prima, tutta l’Italia, poi gran parte dell’Europa. In questi viaggi conobbe molte persone e posti che dalla sua gelida Torino non poteva minimamente immagine. Certo oltre a conoscere persone fece le prime esperienze con le sostanze stupefacenti –“farmi le prime canne o i primi trip, era del tutto naturale”-.
Poi però le cose cominciarono a complicarsi, la curiosità era troppa e la voglia di provare l’eroina fu troppo forte per essere combattuta da uno poco più che adolescente. Così Bruno entrò nel tunnel e ne uscì solamente 20 anni dopo, per fortuna vivo e vegeto tanto da poterci raccontare le sue esperienze.
Conobbe molte donne, visito tanti posti e quello che mi è rimasto più impresso è la “Valle della luna” in Sardegna, località S. Teodoro. Uno dei pochi posti rimasto incontaminato dall’opera dell’uomo dove decine di ragazzi per la stagione estiva andavano a stare accontentandosi di alcune grotte come riparo. Certo non era un posto dove i genitori avrebbero mandato i loro figli in vacanza perché la notte diventava un altro posto. Se di giorno si cercava di stare al riparo dal sole e dalla canicola estiva la sera la valle si risvegliava e attorno a grandi falò si improvvisavano canti e danze, bevendo mangiando quel poco che si era riuscito a rimediare e passando una serata come solo lo spirito di quegli anni poteva permettere, spirito di libertà. Nella valle tutto era permesso tranne una cosa ed era l’uso di sostanze stupefacenti pesanti, quindi per Bruno il periodo passato alla valle fu un periodo di disintossicazione dalla scimmia ma come diceva sempre :”non ti liberi facilmente della scimmia ne con cure di metadone ne con quelle di morfina”.
Certo Bruno non era uno stinco di santo,i suoi peccatucci li commise anche lui perché i soldi per rimediarsi la “roba” non bastano mai.
L’ultimo periodo della sua vita lo passò in comunità, ormai diventata la sua seconda casa. Certo ci arrivò per caso in comunità ma era l’unica soluzione per evitare il carcere e ci rimase anche dopo la fine della sua pena. Li si disintossicò definitivamente dall’eroina e per lui cominciò una nuova vita.“Non è un lieto fine per le decine di persone che, veloci come meteore o in un lento consumarsi di AIDS, hanno lasciato un vuoto incolmabile. Non è un lieto fine per la consapevolezza che qualcosa è andato storto, non ha funzionato per il verso giusto nella razza umana, mandando un bel po’ a puttane un paio di generazioni e arrivando ad intaccarne una terza. E’ segnare un gol insignificante, e parlare di vittoria dopo aver perso dieci a uno.
In questa storia abbiamo perso tutti. E non è un lieto fine.”

 


Non esiste solo la tanto sbandierata “meglio gioventù” esiste anche una “peggio gioventù”, che ora si vorrebbe cancellare, e questa è la sua storia.